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venerdì, 03 agosto 2007
Il nuovo sito è online!!!
Da....
....ORA!!
Divertitevi a navigarlo intanto che non ci sono. C'è anche il nuovo blog, nel quale mi trasferirò a partire dal prossimo post. Questo qui resterà come archivio dei vecchi post, ma d'ora innanzi il mio blog è questo. Aggiornate i contatti please.
Un grazie gigantesco a Lauryn che ha fatto un lavoro a dir poco splendido.
A lunedì 11!
(e addio vecchio blog, anche...)

Scritto licia_t alle 18:39 * post * commenti (31)
comunicazioni

Intervallo
Allora, come sapete domani parto per le vacanze. Torno l'11 agosto, per cui mi prendo una lieta settimana di pausa da questo posto. Forse scriverò un po' in aereo, forse una volta almeno mi connetterò per controllarmi la posta, forse proprio non passerò manco una volta.
Le trasmissioni dunque vengono interrotte, indi per cui, è tempo di Intervallo. Con le immagini dei posti dove andrò, ovviamente.
Buone vacanze!

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Scritto licia_t alle 13:01 * post * commenti (23)
palesi idiozie

Anonimato e arte
Oggi faccio il post dei miei sogni. Quella roba lì che dici "figurati, non capiterà mai", e invece...Oggi commento una frase di Matt Bellamy. Cioè. Ne vogliamo parlare? Mi sento tanto Napoleone che annota Il Principe di Machiavelli.
...
Vabbeh, bando con le stronzate. Oggi ho letto questa dichiarazione del Bells:

"I'm not famous and I hope I never become so. I'd hate for women to go for me simply because I'm the singer in a band. The only way I want to touch people is through my music. Anything else is superficial and I want no part of it"

Traduco a spanne (come mio solito) per i non angolofoni

"Non sono famoso e spero di non diventarlo. Odio che le donne vengano da me solo perchè sono il cantante di una band. L'unico modo con cui voglio toccare la gente è con la mia musica. Tutto il resto è superficiale e non mi interessa".

Allora. A parte la prima frase sulla quale sembra che io quest'uomo la pensiamo in modo identico, la parte che mi interessa è l'ultima, quella sulla musica. Leggere questa frase mi ha fatto tornare in mente le Postille a Il Nome della Rosa di Umberto Eco, che, come sapete, è la mia bibbia quanto all'arte di scrivere libri. Eco diceva che lo scrittore non dovrebbe interferire col percorso del proprio libro. Non deve difenderlo, non deve spiegarlo. Quando l'ha finito sta in mano ai lettori. L'optimus sarebbe che lo scrittore morisse dopo che ha scritto (doverosa toccata di ferro).
Ecco. Io mi sono a lungo interrogata su questa cosa. E per certi versi la trovo vera. Uno scrittore scrive. Non ha scelto di comunicare come le altre persone: lui ha deciso di esprimere se stesso coi libri. Allo stesso modo un cantante decide di esprimersi con la musica, un pittore con i dipinti. Questo implica che tutto quanto deve essere detto sta nell'opera d'arte. L'essenziale è là dentro. Il resto è inutile corollario, e finisce per sminuire l'opera d'arte. Se la devi spiegare vuol dire che non sei stato capace di dire tutto. E non occorre neppure nascondersi dietro la scusa che alcuni ti hanno frainteso: una volta che l'hai prodotta, l'opera d'arte è di chi la fruisce, e improvvisamente tutte le letture diventano valide.
Pensavo queste cose quando ho smesso di baccagliare su internet con chi mi criticava a insulti. Dovevo farmi da parte, per il bene del mio fegato e anche del mio libro.
Però io incombo sempre sui miei libri come una madre ossessiva. Mi offro allo sguardo di chi mi legge qua sopra, e nei cinquanta forum che frequento, e alle presentazioni, numerosissime, che faccio.
Mi domando: è tutto narcisismo? È mera esaltazione dell'ego? È forse un patto sleale che siglo con chi mi legge: mi faccio vedere, e in cambio io mi illudo di conoscere i miei lettori, e loro si illudono di conoscere me. Qualcuno che non ricordo diceva che la lettura è l'incontro di due solitudini: quella dello scrittore e quella del lettore. Perchè uno infrange questa sacrale distanza che esiste tra chi scrive e chi legge?
Non sono solo i lettori a voler conoscere lo scrittore. È anche lo scrittore che si vuole far vedere, e guardare in faccia i propri lettori. Ma è giusto?
Io una risposta a tutte queste domande non ce l'ho. Mi piace parlare dei miei libri perchè sono dannatamente logorroica e tutto sommato mi piace apparire. Scrivo qua sopra perchè ho bisogno di farlo. Rispondo alle mail (in ritardo...) di chi me le manda perchè ho piacere a farlo. Questo è tutto quel che so.
Forse hanno ragione i Tre Allegri Ragazzi Morti, o Wu Ming. L'anonimato nella propria arte è l'unica via dell'artista.

Scritto licia_t alle 12:51 * post * commenti (16)
deliri

giovedì, 02 agosto 2007
Perchè ricordare è un dovere
Faccio la tratta Roma Bologna spesso. L'Eurostar passa quasi sempre al binario uno. Da lì lo squarcio nel muro è sempre ben visibile.
Sono nata nell'80. L'anno della strage di Ustica, l'anno del terremoto dell'Irpinia, l'anno della strage di Bologna. Bell'annata, non c'è che dire. Sarà per questo che ogni volta che passo per Bologna guardo il muro.
27 anni fa.
E i mandati ancora non li sappiamo.
Come al solito, tutto quello che posso fare è rinfrescarmi la memoria.

La Strage di Bologna
Un video inedito

Scritto licia_t alle 11:09 * post * commenti (16)
dalla stampa

mercoledì, 01 agosto 2007
Lui
Lui ha 84 anni. Non è stato granchè bene negli ultimi due, è stato operato più volte. Eppure è un bel signore altro e dritto; gira col bastone, ma è quasi solo un vezzo. Legge, mentre aspetta il giorno dell'operazione, si fa parecchie passeggiate avanti e indietro per il corridoio dell'ospedale. C'è qualcosa in lui che ispira forza e calma. Perchè aspetta con una rassegnazione che non ha nulla della disfatta. Lui è semplicemente tranquillo. Lui sa che le cose vanno come devono andare, e se è così, beh, non ha senso angosciarsi. Perchè invece non cercare di muoversi nella corrente? Perchè non cercare di accettare quel che arriverà con serenità?
Lui non è stanco. Lui non ha smesso di sperare né di vivere.
Il giorno in cui deve essere operato, lo lasciano ad aspettare dalle nove di mattina fino a sera, dicendogli che da un momento all'altro sarà chiamato. È un'operazione tutto sommato banale, ma lui ha 84 anni, e il cuore non è che funzioni esattamente alla grande. E lo fanno aspettare un giorno intero. Sua moglie, le sue figlie, i nipoti sono sempre più nervosi. Sguardi febbrili, camminate ansiose fuori e dentro la stanza. Lui sta seduto sulla sedia, gli occhi appena più accesi del solito. È l'ingiustizia della situazione che lo irrita, più che l'ansia.
A sera gli dicono che non se ne fa niente. Rimandato tutto a venerdì. Il giorno dopo, quando passa il cappellano, gli chiede perchè non si è operato, e lui gli racconta la storia. Hanno fatto tardi per un'urgenza imprevista.
"Insomma ti hanno fatto arrabbiare?" conclude il prete.
Lui crolla le spalle. "Che mi arrabbio a fare? Faccio solo due fatiche".
Si capisce che non lo dice tanto per. È la sua filosofia di vita. Quel modo ostinato e forte di sapersi piegare al vento della vita, di non farsi spezzare neppure nella più nera delle tempeste.
Sarà per questo che lui è circondato di affetto. Dalle figlie che lo accudiscono senza recriminazioni e con sincero affetto, al genero che gli fa spesso compagnia, fino alla nipote, bruna e bella. Ha la mia età, e lo va a trovare un pomeriggio. Gli si siede vicino assieme a suo marito, e gli tiene una mano per tutto il tempo baciandogliela. Lui si è operato da poco, e hanno anche passato un'ora a cercargli una vena utile per la flebo, massacrandolo di buchini e buchetti.
"Dai, nonnetto, non ti voglio vedere giù" le dice.
Ed è bello quel suo modo di chiamarlo nonnetto. E c'è un affetto infinito nel modo in cui gli tiene la mano.
Esce dopo appena tre giorni dall'intervento. Esce dritto col suo basto che appena sfiora il pavimento. Un'altra tempesta è passata. Si ricomincia con la vita di tutti i giorni.

Quando penso a lui penso a me. Io ho 26 anni e mi spezzo al primo soffio di ponentino. Io nemmeno ci provo a star su. Io vedo la vita come un'eterna e sfiancante battaglia cui non sempre ho voglia di partecipare. Parto sconfitta da principio, mi ripiego su me stessa. E penso che è tutto sommato codardia. O forse masochismo, desiderio di star male. Forse ci sentiamo più nobili quando soffriamo, non lo so.
Ma penso che la vita andrebbe vissuta come la vive lui. Arrivare ad 84 anni con tutta quella forza, e per di più con quella corte di affetto intorno, è un gioco che vale decisamente la candela.
Forse inizio a stancarmi di essere debole.

Scritto licia_t alle 11:27 * post * commenti (32)
vita vissuta

martedì, 31 luglio 2007
Blackout
Potrei raccontarvi di come tra venerdì e ieri ho quasi rischiato che mi segassero via la mia settimana di crociera per motivi lavorativi, ma questioni di discrezione mi inducono a dirvi semplicemente che alla fine parto, e tanto basta.
Avrei bisogno di una sana iniezione di voglia di scrivere qualcosa di serio, qualcosa che sento davvero, da queste parti. Tutto quello che vorrei scrivere, però, qui non c'entra, per un motivo o per l'altro.
Vi dico allora che venerdì sera, seduta sul balcone di casa mia, ho scritto l'epilogo del terzo libro delle cronache, che ora, ufficialmente, esiste. Complessivamente, da aprile ad oggi ho scritto in stato di trance. Del resto, non poteva essere altrimenti. Sono cinque mesi che vivo in stato di trance. La vita mi passa sotto gli occhi frenetica, le cose succedono, a volte improvvise davvero, a volte, anche se lungamente preannunciate, mi prendono comunque alle spalle. E la mia memoria semplicemente non ce la fa. La mia attenzione non riesce a star dietro a tutto questo, e allora trattiene pezzi smozzicati di ciò che ho vissuto. So di essermi sposata, so di aver atteso davanti ad una porta per un sacco di tempo, so di aver vagolato tra una stanza e un salotto per svariate ore, ma ne ho un ricordo confuso. E mentre cercavo di decifrare gli eventi, di dar loro un senso, anche se inizio a sospettare che un senso proprio non ce l'abbiano, ho dovuto tenermi ancorata a terra col lavoro. E ho scritto. E la cosa bella è che ho scritto anche bene. Nel senso, ho riletto e sono soddisfatta. Più o meno. Quanto posso essere soddisfatta io. Il problema infatti non è quel che ho scritto, o come l'ho fatto. Il problema è che non sono riuscita a godermela.
Ho raccontato una storia, per quelle due ore giornaliere, a volte più, in cui l'ho fatto l'ho vissuta, l'ho sentita. Ma non ho ricordo di tutto questo. Non riesco a ricordare cosa ho provato quando ho scritto quel pezzo, non ricordo se ero soddisfatta, angosciata o cosa. Solo una cosa ricordo con esatta precisione, una cosa che non posso dirvi per non svelarvi uno spoiler molto, molto grosso. Ricordo come mi sono sentita dopo, mi sono presa tempo per incassare. Poi è successo qualcosa, e quella vaga sensazione che ti fa dire "ho chiuso un capitolo, la storia è andata" è scomparsa.
Nella mia testa Dubhe e gli altri vivono ancora. Nella mia testa si sono fermati ad un certo punto della storia. Loro sono lì sulla carta, hanno fatto quel he volevo, e le cose migliori di questo libro le ho scritte adesso, in questi ultimi giorni, ma continuano a ronzarmi per la testa come se non le avessi mai scritte.
Ho la chiara sensazione di star perdendo larghe fette della mia esistenza.

Scritto licia_t alle 10:41 * post * commenti (37)
deliri

lunedì, 30 luglio 2007
Telegrafico
Il periodo è convulso, stop.
Anche pesantuccio, per altro, stop.
Per cui mi prendo stamane solo il tempo di indicarvi una mia intervista, stop.
Contiene la più bella domanda mi sia mai stata fatta, stop.
Indovinate quale, stop.
Intervista per Fabbricanti di Universi

Scritto licia_t alle 09:54 * post * commenti (22)
dalla stampa

martedì, 24 luglio 2007
Memoria e silenzio
Forse non è bello che mi appropri delle parole altrui, ma forse è anche un bene che alcune cose circolino, venga data loro la giusta risonanza.
Ho appena letto questa lettera. È qualcosa che va letto, vissuto e diffuso. Assieme al suo seguito.
Va letta innanzitutto perchè la mafia ce la stiamo dimenticando, o forse proprio non ci interessa più. Ci sta, è inevitabile come il caldo d'estate e il freddo d'inverno. Occore "imparare a conviverci", che finchè si ammazzano tra di loro non ci fanno male, e anche se ammazzano qualche giudice, che vuoi che sia, tanto lo sappiamo che quelli sono tutti comunisti. È lo stesso ragionamento che applichiamo a miriadi di cose che non vanno in Italia: lo stillicidio quotidiano delle morti sul lavoro, la corruzione, l'incapacità della classe politica, e via così. È così. È l'Italia. Ed è questo il vero problema. La quieta rassegnazione con cui tutti abbiamo chinato la testa a ciò che non può essere accettato. L'illegalità è diventata legalità, lasciamo che le prospettive vengano capovolte e non ci accorgiamo di quanto stiamo perdendo in termini di libertà, di qualità della vita.
Vi ho indicato anche il seguito perchè secondo me è molto significativo di come procedono le cose qui da noi. Cosa risponde Mancino a Salvatore Borsellino? Che lui ha partecipato a tante commemorazioni del fratello. E quindi? Viene anche a voi da chiedervelo? E allora?
Siamo il paese delle commemorazioni. Ogni anno a Bologna si commemora la strage dell'80, e questa cerimonia laica deve svolgersi con un rituale fisso. Guai a fischiare, si viene tacciati di antidemocraticità. Ci ricordiamo di Ustica, di Piazza Fontana, i politici dicono quattro parole in croce sull'orribile crimine, si fanno scendere la lacrima, promettono che le istituzioni sono vicine, che loro non vinceranno. Ed è tutto. Al cittadino deve bastare. Questo è il massimo che lo stato può fare per chi ha perso un padre, un figlio, un amico. Una prassi così consolidata che Macino si stupisce: ma come, ho partecipato a tante commemorazioni!
Se questa è la memoria, se questo è il non dimenticare, preferiamo il silenzio, ma che sia composto di fatti,  che spazzi via una retorica inutile e faccia germogliare la giustizia, ci porti in dono la verità.

Scritto licia_t alle 10:14 * post * commenti (27)
dalla stampa

lunedì, 23 luglio 2007
Nirvana irragiungibile
Era il 1995. Lui l’avevo visto parlare con una mia amica, ed era stato amore a prima vista. Un giorno lo vidi con su quella maglietta nera, e mi presi Nevermind, per capire cosa ascoltasse il grande amore della mia giovane vita. E così scoprii i Nirvana.
Era il periodo in cui lo aspettavo tutte le mattine seduta sulla cattedra, prima che iniziassero le lezioni. Entravo per prima apposta. Vestivo sempre in jeans ed enormi camice, o magliette extra large. Avevo bisogno di coprirmi, forse di imbruttirmi. È una cosa tipica dell’adolescenza, direi.
Io non so dire se amassi i Nirvana perché amavo lui. Però mi piacevano molto. Come As You Are era la mia preferita, anche se non capivo una parola, visto che io a scuola studiavo francese, e Something in The Way mi scioglieva il cuore, mentre la sentivo immersa nella vasca da bagno, e pensavo a come mi sentivo quando vedevo la mia cotta dei sedici anni durante la ricreazione.
Furono i Nirvana il primo contatto col rock. Si tirarono dietro tutto ciò che mi ha condotta oggi ai Muse. Una strada lunga e anche travagliata. Per il mio compleanno la mia migliore amica mi regalò In Utero, che resta a tutt’oggi uno dei miei dischi preferiti. Rape Me l’avrò sentita fino allo sfinimento, ma era Tourette’s che davvero mi straziava. Non ci capivo niente, ma c’era tutto quel che sentivo, dentro. E Kurt era Kurt; all’epoca ci aveva già detto addio, ma io lo veneravo come fosse vivo.
Col senno di poi, non è che fossero questo granchè. Da un punto di vista meramente tecnico, direi. Melodie semplicissime, quattro accordi, voce davvero normalissima. Ma è quel che hanno saputo dire, che conta. E per questo sono dei geni. Quella musica ci rappresentava, ci metteva in contatto con quel che ribolliva nello stomaco. Smells like teen spirit, ed era vero.
Per questo l’altro giorno mi ha fatto veramente male entrare nel negozio di videogiochi al centro commerciale sotto casa. Ci vado a cercare questo. È uno degli ultimi draghi McFarlane, e lo voglio. Non ce l’ho trovato. In cambio ho trovato questo.
Mi ha fatto una tristezza che definire immensa è poco. Non voglio fare l’anima pia. L’arte, la musica, sono soldi, è ovvio. È showbiz, non prendiamoci in giro. Ma per funzionare davvero sotto deve esserci un’anima. Sotto le tonnellate di soldi deve esserci davvero qualcosa da dire, e la musica di Kurt ce l’aveva. Guardate che fine ha fatto lui, del resto. E quel cuore non si può vendere, e andrebbe rispettato. Invece il mercato prova che tutto può essere messo in vendita. Persino i miei sogni di dieci anni fa. Quella action figure sputa su tutto ciò che noi ragazzini di allora, e soprattutto quelli più vecchi di me, provavamo. Ci toglie dalle dita la sacrosanta rabbia che ci cresceva dentro like the new born, per citare qualcuno che amo adesso. Curtney Love, ma davvero avevi bisogno anche di questo? Non l’abbiamo già ammazzo a sufficienza, Kurt?

Scritto licia_t alle 08:52 * post * commenti (44)
musica, vita vissuta

domenica, 22 luglio 2007
Ieri mattina ho aperto la pagina di Repubblica online, e, grosso come una casa, ho trovato scritto lo spoiler definitivo su Harry Potter and the Deathly Hallows. La fine para para, con vita, morte e miracoli di Harry, Ron e Hermione alla fine del libro.
Ora. L'unica cosa che davero non voglio sapere sul settimo libro di Harry Potter è il destino di Snape, probabilmente il miglior personaggio di tutta la saga. Non sono particolarmente interessata a sapere se Harry viva o meno. Il fatto di sapere ora che fine fa non credo mi pregiudicherà la lettura del libro. Ma questo dipende dal mio modo di essere, da quel che mi interessa nel leggere un libro della Rowling. Non è così per la stragrande maggioranza dei lettori italiani. Sulla rete era diventato l'interrogativo del secolo, per i fan del Nostro: vivrà o no? Ecco. Trovo dunque a dir poco irritante che uno dei principali giornali italiani ce lo venga a spiattellare in faccia senza permetterci di scegliere se spoilerarci o meno. Se ad esempio qualcuno svelasse prima che nel terzo delle Cronache Dubhe convola a giusti Dico con Theana e Ido decide di entrare a far parte di una boy band, beh, mi darebbe molto, ma molto fastidio. È una mancanza di rispetto verso il lavoro dello scrittore e nei confronti del lettore, che ha tutto il diritto di godersi il proprio divertimento.
Detto questo, non scenderò nei dettagli e non dirò la mia su questo finale. I commenti ve li farò, con su una bella scrittona SPOILER quando avrò finito di leggere, il che sarà presumibilmente alla fine del mio viaggio di nozze, se tutto va bene.
Nel frattempo, vi riposto un divertissement che risale se non erro ad un annetto fa. Partecipavo all'epoca ad un gioco di ispirazione potteriana su Fantasy Magazine. Mi fu chiesto di scrivere assieme ad una compagna di squadra (bravissima, per altro), e contro due ragazze di un'altra formazione, un finale per Harry Potter. Il risultato lo trovate qua. Forse ve l'avevo già proposto, ma ve lo riposto. È che è stato il mio primo tentativo di scrivere qualcosa di fantastico, magari con un tono un po' diverso dalle cronache. Vedrete però che la depressione me la tiro dietro ovunque vada, e quindi anche questo pezzo è pesaaaaaaaante pesante. In attesa di vedere come finirà davvero.

Scritto licia_t alle 15:22 * post * commenti (25)
libri et similia

 

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E tutti si domandano cosa c'è dopo la morte, ma a me che passo il tempo a trovare qualche rima non mi frega quel che cavolo deciderà la sorte,mi chiedo più che altro cosa c'è prima, che cavolo c'è prima della fine? Giorni come questo, a tutti gli altri uguale, e noi ombre che vaghiamo smarrite sul confine, in cerca di una vita che non faccia così male...
Dylan Dog

Il sole sarebbe salito alto sopre la montagne, accorciando l'ombra dei cedri; poi sarebbe scomparso di nuovo dietro i crinali. Così andava il mondo e così sarebbe sempre andato, mentre l'umanità cercava di sopravvivere tra la luce e le tenebre.
Lian Hearn, La leggenda di Otori

Non comprendo, non sopporto che si giudichi un uomo, non per quello che è, ma per il gruppo cui gli accade di appartenere.
Primo Levi

- Tricia McMillian? - biascicò - Che ci fai qui? -
- Quello che ci fai tu - disse lei - Ho chiesto un passaggio. Dopotutto, con una laurea in matematica e un'altra in astrofisica cos'altro potevo fare? O quello o tornare a fare la fila il lunedì all'Ufficio di Collocamento -
Douglas Adams, Guida galattica per gli autostoppisti

La vita è un cortometraggio. Hai voglia di fare un kolossal ma non basta la pellicola.
Andrea Pinketts, Nonostante Clizia

L'Esagono è la centrale operativa dell'esercito del nostro paese. Lo hanno costruito lontano dalle guerre, in modo che i soldati, a quella distanza, appaiano così piccoli da sembrare poco più che dei numeri.
Leo Ortolani, Rat Man - Il Soldato

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